Riflettiamo sulla Parola

Perché sono sacerdote?


(Dalla predica della Prima Messa, l’8.12.1976)

Sono sacerdote perché credo in Dio e Lui mi ha detto: “Seguimi, sarai pescatore di uomini, come il Padre ha mandato me, anch’io mando te, a chi rimetterai i peccati saranno rimessi. Vai e ammaestra tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”…Alla chiamata del Signore non si può dir di no. Credo in Dio, lo amo, ne ho fatto l’ideale della mia vita, il motivo della mia esistenza, il mio unico bene. San Giacomo dice: “la fede senza le opere è morta. Se uno non ama il fratello che vede non può amare Dio che non vede”. Credo nell’uomo, credo in Dio e credo nell’uomo, amo Dio e amo gli uomini, per questo ho impegnato la vita all’amore di Dio per il servizio dei fratelli. Credo nell’uomo, in quest’uomo; amo gli uomini, questi uomini del XX secolo. Quest’uomo che ha smarrito la strada, ha perso la bussola, ha smarrito Dio, va alla pazza ricerca di altri dei e non vuol sentir parlare di Dio. A quest’uomo consacro la vita, per parlargli di Dio … Per quest’uomo, come Maria, lascio la famiglia, il paese, i parenti, la terra. Perché fin dove c’è un essere sperduto lì deve giungere il Vangelo del Signore …

Un anno dopo: IL SOGNO

Ho vissuto un anno diverso dagli altri, un anno di sacerdozio, il primo.
È stato l’anno più bello della mia vita, il più ricco, il più valido, il più significativo.
Non avrei immaginato che sarei riuscito a fare tante cose buone e belle.
Mi riordinerei da capo, con maggiore convinzione e più grande entusiasmo perché ho verificato che ne valeva proprio la pena.
Mi sono ordinato sognando e ho vissuto un anno di sogno.
Il cammino fino al sacerdozio è stato duro, ma la gioia è stata immensa.
Posso gridare senza pudore: sono felice, sono sempre più felice.
Ho avuto, ho, le mie non lievi difficoltà, le mie spine, pungenti e dolorose, ma la felicità riesce ad andare oltre le spine.
Se ogni anno riuscissi ad aggiungere tanta esperienza, tanto entusiasmo, tante soddisfazioni, tante realizzazioni, tanta pienezza, tanta gioia, tanta felicità, avrei paura di me stesso, perché non saprei dove contenere tanta grazia. Mi sembra troppo persino desiderarlo, sperarlo.

Ho ricevuto tanti doni meravigliosi quest’anno. Mi sento sommerso da tanto bene, bontà, sapienza, umanità.
Per me la vita è una continua novità. È un tesoro inesauribile. È svegliarmi ogni mattina, affacciarmi alla finestra e osservare con meraviglia qualcosa di nuovo, di diverso, una primavera continua, nuova e migliore.
Avevo chiesto al Signore solo tre cose: una fedeltà per sempre, una continua novità e un cuore di pastore. Non mi ha deluso.
Una persona amica mi diceva: “Per ora ha chiesto tre cose per lei, arriverà il giorno in cui chiederà tre cose per gli altri”.
Oggi ringrazio Dio con tutte le mie possibilità. Non mi sento un cedro del Libano, non ho nessuna fiducia nelle mie forze. Se Lui però vuole qualcosa da me sono uno strumento pronto e felice di essere utilizzato.
Lo ringrazierò sempre di più e sempre meglio, ogni anno come oggi e ogni giorno e per tutta la vita.
Non mi stancherò di dire: Grazie Signore!

Dal libro “Sul Torrente Cherit, Gribaudi, Milano 2.000, pp. 61 – 63 di Don Carmelo La Rosa


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